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Geotermia, Ricerca, Sviluppo, Italia: Un «lavoro di progettazione congiunta coi territori» per lo sviluppo sostenibile della geotermia

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Adele Manzella spiega le priorità della nuova presidenza UGI, al lavoro per informare e promuovere: «Fino ad oggi abbiamo lasciato troppo spazio ai malumori, alle paure, agli interessi di chi muove un elettorato con slogan simil-ambientalisti che riducono la fiducia nelle istituzioni»

 

L’Unione Geotermica Italiana (UGI) ha recentemente rinnovato il proprio Consiglio direttivo e il Collegio dei Revisori che rimarranno in carica per tutto il triennio 2018-2020, per guidare l’associazione no profit nel suo scopo di promuovere l’utilizzazione, la ricerca, l’omogeneizzazione e la semplificazione delle procedure normative/amministrative e lo sviluppo della geotermia in Italia in tutte le sue forme di applicazione.

A guidare l’UGI come presidente è oggi Adele Manzella, Primo ricercatore all’Istituto di geoscienze e georisorse (IGG) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Quali le priorità? «In linea con il ruolo di UGI – ha spiegato la stessa Manzella in un’intervista rilasciata al quotidiano greenreport.it – il mio primo mandato è quello di informare e promuovere. Intendo rafforzare questa attività, organizzando e fornendo dati non solo sulla produzione elettrica e termica, ma anche sugli aspetti economici, ambientali e sociali. Grazie al fatto che, nel ruolo di ricercatrice CNR, partecipo a molte attività internazionali, ho sottomano molti documenti attuali che vorrei tradurre in italiano sia per farli conoscere bene anche in Italia che, per quanto possibile, calare nella realtà italiana. Cercherò di promuovere anche azioni propositive, ad esempio elaborando proposte su valutazioni ambientali complete e trasparenti, sensibilizzando le Istituzioni e i cittadini».

Attività dunque di ampia rilevanza per promuovere lo sviluppo sostenibile della geotermia a vari livelli, da quello nazionale al contesto locale – UGI ha sede legale a Firenze ed operativa presso l’Università di Pisa, con la Toscana come punto di riferimento per la comunità geotermica internazionale –, a quello europeo, dove i margini di sviluppo sono più che consistenti: «Secondo quanto abbiamo calcolato nel progetto europeo GEOELEC qualche anno fa – ricorda Manzella – con condizioni economiche attuali il potenziale europeo stimabile al 2030 è di 34 TWh, ma con lo sviluppo di tecnologie ancora più performanti e innovative si potrebbe arrivare nel 2050 a moltiplicare tale cifra di 50 volte».

Senza dimenticare le «enormi potenzialità di sviluppo» latenti nel settore del riscaldamento e il raffrescamento geotermico degli edifici.

Perché dalle potenzialità all’ulteriore e concreto sviluppo della coltivazione geotermica in armonia con i territori che possiedono tale risorsa rinnovabile occorre però cambiare passo, anche in Toscana: «Io credo sia necessario iniziare a fare un intenso lavoro di progettazione congiunta con i territori – osserva Manzella –, comprendendo tutti i cittadini. Fino ad oggi abbiamo lasciato troppo spazio ai malumori, alle paure, agli interessi di chi muove un elettorato con slogan simil-ambientalisti che riducono la fiducia nelle istituzioni. Occorre anche far comprendere che con la geotermia si possono fare molte cose, non solo produzione elettrica, e a vantaggio di tutti».

Un proposito che si muove in armonia con il modello di sviluppo delle aree geotermiche toscane realizzato a partire dall’Accordo Generale sulla Geotermia firmato nel 2007, suscettibile naturalmente di ulteriori sviluppi e miglioramenti che anche la Regione Toscana è al lavoro per finalizzare.